Towanda

Le fissavo le spalle, spostavo lo sguardo sulla pancia fissa, poi le mani fisse, le cosce fisse. Non mi andava di guardarla in faccia, perché non avevo mai visto la sua faccia fissa prima d’ora, e penso che quella sarebbe stata l’idea che mi avrebbe turbato di più, a parte tutto il resto, ovviamente.

Avrei voluto toccarla in quel momento, perché non avevo mai avuto tempo prima di sentire di che grana fosse fatta. Pelle dura, non avevo dubbi, pelle che non lascia passare, che riverbera, una pelle vincente.
Quello che c’era sotto, però, lo conoscevo bene, perché era stato anche mio, e naturalmente non avrei svelato mai niente a nessuno, gelosa del suo spirito. Adesso gliel’avrei preso in prestito, l’avrei conservato insieme al mio, e visto che gli spiriti si mescolano, la vita sarebbe stata davvero puttana.

Pensavo a lei che non aveva pensieri. Non aveva vita, e nemmeno sapeva più cosa fosse la vita. Cos’è il dolore, chi sono i beatles, il cacao, la polluzione, cos’è l’amore, cos’è la morte.
E mi convincevo sempre di più che quel funerale fosse il mio, che ancora sapevo che cosa fosse, un funerale.

Con due anime non ero più sola, almeno finché arrivò una vecchia in lacrime, che strappò fuori la mia per qualche minuto.
La vecchia si chiedeva dove andasse a finire il mondo e io le risposi in una bara, così lei grugnì nel fazzoletto ancora più forte. Le dissi che Towanda non era morta per le sigarette, ma che l’aveva uccisa la vita, perché è così che funziona per tutti noi.
Poi le chiesi se avrebbe pianto così tanto se la nostra amica se ne fosse andata, per non tornare, a Katmandu invece che al cimitero, e lei rispose nell’unico modo che conosceva: un borbottio.

Già, continuai, questo è il nostro funerale. Un funerale lo organizza chi rimane per chi rimane. Piangiamo le nostre paure, piangiamo quel che non abbiamo detto, piangiamo perché i se diventano mai più.

E mentre sentivo la verità pugnalarmi alla schiena decisi di andare via, a Katmandu, così nessuno avrebbe mai pianto per me, per loro non sarei mai morta.

25 pensieri su “Towanda

  1. Un breve appunto.

    Non ho pensato questo post per pubblicarlo, ma solo perchè filosofeggio su diverse temi, compresa la morte.

    Se penso a quando le persone facevano fatica a parlare dl sesso e a quanto il sesso fosse pesante per questo motivo, dico che dovremmo scardinare anche il tabù della morte. Io ci penso, per lo meno, e scrivere questo post è stato terapeutico.

    Poi va be, siete comunque liberi di toccarvi le palle.

    Ilaria

  2. è vero Ilaria la morte è un tabù… per assurdo solo chi nutre una profonda fede religiosa, di qualsiasi natura essa sia, riesce a parlarne consapevolmente. Altrimenti fa solo paura.

  3. In molte tribù la morte fa parte della vita.

    La paura della morte è indotta in molte società, compresa la nostra.

    Ma secondo me confondiamo paura della morte con paura del dolore e sofferenza, dell’ignoto anche.

    Mia bnonna ha detto: speriamo che per me succeda che un giorno mi sveglio morta!

  4. E’ la prima volta che entro in questo blog e ne avevo sentito parlare e bene.Ma le chiacchere non mi piacciono. Quindi ho letto questo come primo post e poi continuerò nella lettura. Trovo le tue parole molto vere, profetice (non vorrei essere banale) e ora penso soprattutto che esistano tante visioni della morte, direttamente proporzionali a quanti visioni della vita abbiamo. Belle parole, complimenti. E piacere. PICCHU

  5. Vero, la morte è ancora un tabù e credo che per come è impostata la nostra società lo sarà ancora a lungo. Quello che tutto avrà una fine (almeno per me che sono ateo) è un pensiero che ti costringe a fermarti e a goderti le esperienze e non gli oggetti. Non è molto compatibile con la logica di questo mondo :-(

  6. Potresti riconsiderare l’idea del trapianto…;)

    Cordialità

    Arab troppo pigro per loggarsi

  7. Mica ovunque, però.

    Nel senso che la morte non è un tabù ovunque.

    Conosco gente che la tratta come un argomento come tanti altri. Ridendone e parlandone serenamente.

    Ci sono cose che fanno molta più paura…

  8. a me piacciono le feste, dopo la mia cremazione vorrei una bella festa dove si mangia e si beve e si balla!!!

    towandaaa!!!non era la parola usata in pomodori verdi fritti??

  9. Mizzica “Un funerale lo organizza chi rimane per chi rimane. Piangiamo le nostre paure, piangiamo quel che non abbiamo detto, piangiamo perché i se diventano mai più.”

  10. Mi fa piacere che a qualcuno questo post sia piaciuto. L’ho scritto di getto, riletto una volta sola, e capisco che non è facile comprendere i pensieri poco organizzati che non ci appartengono. Perciò forse chi li comprende mi è affine.

    Un saluto funesto ma felice e un bacio a Testuda,

    Sempre SUL FONDO,

    Ilaria

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