L’Insostenibile Pesantezza Del Dormire

Non è il dormire in se che non sopporto, ma il fatto che prima o poi bisogna farlo e altrettanto ineluttabilmente, prima o poi ci si debba anche risvegliare.

E’ questa alternanza che mi snerva.
Ogni mattina è come ripartire da zero: uscire forzatamente dal caldo ventre del sogno, liberarsi, con uno sforzo immane, dalla placenta di lana e plaid, acqua gelida per lavarsi via i resti di sangue, liquido amniotico, bava rafferma e detriti della lacrimazione notturna.

Poi ancora freddo, parecchio freddo e una passeggiata lunare, a piedi scalzi, fino alla cucina, con la faccia storta e le gambe anestetizzate, sperando che la prima poppata di caffè ti scuota il cervello.
Una boccata d’aria catramata per liberare i polmoni che fischiano come un mantice, ma il rincoglionimento rimane.

L’attività celebrale di un crash test dummie, l’aspetto di un itterico, la percezione di se di una pallina da ping-pong, vagare lungo percorsi prestabiliti e salvàti in memoria da un mio alter ego più vivace, aspettando che il sangue si decida ad irrorare anche i capillari più profondi, per poter interagire finalmente con quel gran varieté che mi scorre attorno.

Ma quando inizi a ricordare le regole del gioco e senti i pensieri che fluiscono caldi e rapidi, quando gli Shellito iniziano a suonarti anche nello stomaco e senti nel collo la forza dei prigioni, in quel momento ritorna.

Morfeo, figlio di una cagna, cazzo ci fai già qui?
Adesso che iniziavo a prenderci gusto!
Ti accompagnerei a calci sino alle soglie dell’Olimpo, se solo non avessi addosso una strana sensazione, un vago senso di offuscamento, una voglia irrefrenabile di mettermi a dormire.
Fino a domani.

Cuore Selvaggio

Avevo una fidanzata, anni fa, che mi diceva sempre che assomigliavo tantissimo ad Edoardo Palomo.
Potete rimettere a posto i tampax, esagerava.
Gli occhi di una innamorata, si sa, vedono spesso cose senza senso.
Dopo un po’ lui è morto e noi ci siamo lasciati.
Oggi, non so perché, ma mi è tornata in mente questa scena dal passato.
Titubante, mi sono avvicinato allo specchio e mi sono guardato per bene.
Il massimo che ho rivisto è stato Drupi.

Autoscatto

Non sono un tipo tecnologico. Ho ancora la polaroid.
Avrà una ventina d’anni.
Non la uso mai, tant’è che lei si rompe le palle e fa le foto in autonomia.
A fine mese terrà una mostra.

Un Anno Sgurz

Lo Sgurz è quella cosa che ti colpisce all’improvviso.
Lo Sgurz non si sa che cos’è, comunque c’è, c’è di sicuro.
Viene forse trascinato in certe notti di primavera dal vento.
Alcuni dicono che è un polline che nasce da alcuni fiori che stanno in certe regioni del Borneo, misteriose.
Ti arriva all’improvviso, ti travolge e sei costretto a compiere un’azione Sgurz.
Una cosa è sicura o lo Sgurz ce l’hai oppure non ce l’hai.

Aneddoto Sgurz
Nell’antico Giappone un tempo vi era un samurai, un maestro di arti marziali di nome Cheng, egli era nobile e virtuoso; e c’era un altro maestro di nome Cheng che era volgare e ciarliero.
Attaccò il nobile e virtuoso, gli andò incontro agitando la scimitarra in modo volgare e ciarliero.
Il maestro Cheng, nobile e virtuoso, colto da un attimo di disgusto, ebbe un momento Sgurz, estrasse la spada e ZAC!
Si decapitò.
Chi vinse?

Lo Sgurz ti arriva sempre all’improvviso, quando non te l’aspetti, assume forme strane, è un’apparizione inconsueta.