In Morte Del Cugino Mario

Il cugino Mario è morto.
Il cugino Mario aveva un blog.
Queste sono le uniche informazioni importanti della sua vita.

Il cugino Mario, tempo fa, emulandomi, aveva deciso di aprire un blog.
Dopo aver scartato varie ipotesi, aveva deciso di aprirlo su IoBloggo.
Una piattaforma bellissima, se decidi di non avere visite.

Un tipo egocentrico il cugino Mario.
Talmente vanesio da specchiarsi in qualsiasi oggetto riflettesse la sua immagine.
Da quando aveva un blog, era anche notevolmente peggiorato.
Riusciva ad ammiccare persino davanti al monitor.
Tra gli amici del bar era affettuosamente soprannominato: narcilink.

Il cugino Mario amava le donne.
Le donne non amavano il cugino Mario.
Aveva avuto delle storie, come tutti, ma non duravano.
Soleva ripetere: “per ogni uomo ci sono sette donne. Le mie devono essere morte.”
Era un inguaribile ottimista il cugino Mario.

Il cugino Mario era un comunista vecchio stampo.
Sempre dalla parte dei più deboli, sempre dalla parte dei lavoratori.
Da quando aveva il blog, la sua visione del sociale si era notevolmente ampliata.
Durante le manifestazioni dei metalmeccanici, nelle pagine del suo blog, non di rado, si potevano leggere cose come questa.
<<Quarta giornata di sciopero del blog. Chi vi parla è stato autorizzato da se stesso. I post verranno scritti in forma ridotta e senza immagini da YouTube.>>

Il cugino Mario amava anche il rock.
Come i suoi idoli, sognava una fine rocambolesca.
Annegato in piscina come Brian Jones.
Soffocato dal suo stesso vomito come Jimi Hendrix.
Anche se la massima aspirazione, credo fosse morire come Michael Hutchence durante una pippa.
Da quando aveva un blog, voleva una morte da vero blogger.
Il destino lo prese in parola.
Mentre si aggirava tra le pagine del suo blog, venne travolto dal crollo improvviso dell’archivio.
Il suo corpo rimase schiacciato dal peso di tutti quei post ormai polverosi.
Sul letto di morte, di fianco alla salma, un pop-up per i commenti degli intervenuti.

Il cugino Mario non credeva in Dio. Era Ateo.
Assolsero alle sue ultime volontà testamentarie.
“Quando sarò morto voglio che i miei link vengano sparsi nell’oceano.”

Era un brav’uomo il cugino Mario.

Dedicata

Devi farne di strada bimbo, se vuoi scoprire com’è fatto il mondo, con le tue scarpine chicco corri nel sole, giochi alla vita che cresce insieme a te.
E se la sera ti fa un po’ paura, trovi un amico che a casa, ti accompagnerà.
Papparapappa zan zan!

Le Voyage Dans La Lune

Breve ma intensa notte cinefila.
Era da un po’ che galleggiava nel mio pc, ma tempo e voglia per vederlo scarseggiavano.
Finalmente sono riuscito a gustarmi i 15 minuti di “Le Voyage dans la lune” (Viaggio nella luna), universalmente riconosciuto come il primo film di un certo spessore della storia del cinema.
Scritto, diretto e interpretato da Georges Méliès.
Datato 1902.

La fredda cronaca (tratta dal Morandini)
Al Club degli astronomi il prof. Barbenfouillis illustra il progetto del suo viaggio sulla luna.
Sei scienziati entrano con lui in un obice che, sparato da un cannone, si conficca nell’occhio destro del satellite.
I viaggiatori sono catturati dai seleniti, metà insetti e metà uccelli.
Fuggono, rientrano nell’obice che precipita verso la Terra, sprofonda nel mare e viene recuperato da un battello.
Trionfo finale.

La critica
Vorrei strabiliare il pubblico, facendo sfoggio della mia immensa cultura e preparazione cinematografica, ma dopo aver visto la pellicola, l’unica cosa che mi ronza in testa in modo ossessivo è che gli attori di quel film sono tutti morti.
Un po’ me ne dispiace. Ma veramente.